Si tratta di un lavoro multimediale scritto e coordinato da Tiziana Grassi, scrittrice ed autrice per Rai International, da Catia Monacelli, antropologa e direttrice del Museo dell’Emigrazione “Pietro Conti” di Gualdo Tadino (Perugia), e da Giovanna Chiarilli, giornalista, sceneggiatrice ed autrice per Rai International.
L'opera gode del contributo di molti specialisti. È divisa in diverse sezioni e le racconta con chiarezza attraverso testimonianze, foto, documenti, ma anche video, musica e poesia: Nave, Treno, Lettera, Valigia, Rimesse, Donne, Fotografia e Cinema, Alimentazione, Toponomastica, Spiritualità, Italiani d’America.
Si sviluppa poi una larga parte dedicata all'immigrazione: Società, Scuola, Legislazione, Comunicazione e media, Mobilità umana, Testimonianze, Video, Musica, Poesia, per chiudere infine con la Didattica.
Nella storia del padre dell'autrice la vicenda della nostra emigrazione di inizio Novecento, del mito di un'America che illude e respinge, mito speculare a quello che la nostra Italia di questi anni offre, delusione inclusa, a molti immigrati.
Il lungo viaggio sul bastimento dei nostri emigranti, le diverse classi di passeggeri, i valzer che risuonano, l'arrivo a Long Island e l'inizio di una vita di lavoro troppo dura per un adolescente.
Un compagno, che non può più usarla in seguito ad un infortunio, gli regala la sua fisarmonica, impara a suonarla da solo, se ne va da quel lavoro da schiavi in ferrovia, arriva nella grande San Francisco dove anima feste e matrimoni degli italiani. Quando derubato e piegato dalle difficoltà non riesce più a guadagnarsi da vivere e nemmeno a sopravvivere in qualche modo, rompe il vetro di una panetteria per farsi arrestare con l'idea di trovare un riparo in prigione. Ma la realtà sarà ben più dura di quanto si aspettava.
LASCIARE L'ITALIA
Gildo viene rasato prima della partenza, pgg. 9-11
IL VIAGGIO E L'ARRIVO
Sul bastimento, le difficoltà della terza classe e le gioie della musica, pgg 79-84
L'arrivo a Long Island, pgg. 89-97
VITA NEGLI USA
La gioia della musica, pgg. 136-139
La musica diventa un lavoro, pgg. 220-222
La fisarmonica non è più di moda, pgg. 370 sg.
Roberta Yasmine Catalano ha vissuto quindici anni in Marocco ed ha raccolto le storie degli italiani che vi risiedono o che vi sono legati. Non si tratta di una analisi storica, ma proprio dell'intento dichiarato e commosso di far riemergere nel ricordo tanti italiani emigrati, di dar voce a chi viene del tutto ignorato dalla storia nazionale, a quegli “italiani del Marocco che sembrano non essere mai esistiti”.
La documentazione è ampia, segue famiglie, persone, attività, rievoca le vicende dolorose dei prigionieri di guerra, si allarga in quaderni di viaggio che comprendono anche nomi famosi come De Amicis o Luigi Barzini. Pagine che ricostruiscono un'epoca anche con i suoi limiti “di faziosità e di pomposa retorica”, testimonianze, avverte l'autrice, da prendere con la dovuta cautela.
Testo ricco di foto ed immagini, si legge utilmente e con riconoscenza nel momento in cui l'Italia guarda con tono di superiorità ad un movimento migratorio di senso contrario ed usa ancora la parola 'marocchino' come termine spregiativo per tutti gli abitanti dell'Africa settentrionale.
Il romanzo, di ispirazione autobiografica, tratta 50 anni di vita della famiglia Simone emigrata in America del nord, a partire dalla fine dell'Ottocento; sullo sfondo, gli eventi mondiali che a partire da quella data hanno condizionato le vite di milioni di persone.
Questo libro si legge d'un fiato, la struttura narrativa è semplice, lettere che rimbalzano dalla Sardegna all'Argentina, da Buenos Aires a Olai. Siamo all'inizio del '900. Grazia parte per raggiungere il marito ed i fratelli, i suoi tre figli nascono argentini, mescolano con naturalezza tre lingue. La sorella Antonia resta con la madre e anche quando questa muore non potrà mai raggiungere i familiari perchè malata di epilessia e dunque non ammessa nel paese.
Situazioni note, vicende prevedibili, sono però i particolari che coinvolgono irresistibilmente nel racconto. Il carro che si allontana alla partenza, le storie raccontate sulla nave, il ricrearsi lontano del paese. La sorella 'argentina' che si sente nuda senza il vestito tradizionale, quella sarda che parla con affetto del 'suo povero nemico', il prigioniero austriaco di cui si innamora. Grazia che dall'altra parte dell'oceano si preoccupa della sua buona fama, Antonia forte e determinata a chiedere rispetto per le sue scelte e i suoi sentimenti, lei che sembrerebbe la più debole e fragile per la sua condizione di vita oltre che per la malattia.
Su tutto il senso di lutto di cui si colora ogni migrazione e che qui viene espresso con pudore, sottolineato solo dalla triste musica di un ritornello sempre ripetuto alla fine di ogni lettera: “....che mai ti dimentica.”
Al di là della tristezza di chi non si rivedrà più c'è un lutto ben reale, perchè la Grande Guerra è arrivata a sconvolgere le vite, porta lunghi elenchi di caduti, menomazioni e disturbi mentali in chi rientra. Crea problemi di coscienza agli emigrati che sono chiamati dalla propaganda nazionalista a salvare la patria “in quei monti lontani dove l'Italia finisce”. Con questa espressione pregnante l'autrice parla di quei luoghi in cui i sardi vanno a dimostrare la loro 'balentia' morendo.
Gli uomini sono sempre presenti ma come uno sfondo di paesaggio, in mezzo a una folla di paesani, in Argentina lavorano, a volte lontano, nelle grandi estensioni della estansia – tanca, nelle solitudini della Pampa, si innamorano del tango e delle milongueras. In primo piano, oltre alle due sorelle, altre due figure di donna, di diverso peso sociale, la padrona e la maestra, benevolenti, 'caridadosas'.
Ne risulta un quadro completo e profondo della vita intima delle persone e del momento storico in cui si situa
Dalla grande emigrazione alla vita di sardi e italiani in Argentina, dalla Grande Guerra fino al nascere e all'affermarsi del fascismo: le lettere sono datate, dal maggio 1913 al febbraio 1928.
Degno di rilievo il linguaggio utilizzato, parole semplici per adesione ai personaggi, ma anche come mezzo espressivo di chi ha raggiunto la maturità di un'espressione essenziale. Parole dense di significato: sono sarde a volte, ed è Antonia che ricorda e trasmette alla sorella e alla nipote la ninna nanna e la ballata dei briganti. È spagnolo che si mescola all'italiano, ed è Grazia che si allontana dalla lingua madre e si immerge sempre di più nel nuovo ambiente.
Questo testo intenso si chiude con la perdita di questa consolazione della parola: per le due sorelle non è più possibile scambiarsi liberamente le notizie in un'epoca in cui ormai agisce la censura.
Non possono più andare in libertà da una parte all'altra dell'oceano le semplici parole di due sorelle “che mai si dimenticano”.
Il testo è andato in onda su RAI International nel 1999.
la lingua
"Cosa ti può promettere uno che non parla la tua lingua, uno straniero? " pag. 65
"Demetrio... mescola tutte le lingue della famiglia nostra perché di giorno gli parlo italiano e di notte gli canto anninnias in sardo e Antonietta e Gavino parlano in spagnuolo e italiano" pag. 107
"Antonietta.. è una bellezza vederla parlando e scrivendo italiano e spagnuolo, svelta in tutte e due" pag. 126
"Francesco..si è fatto preciso a uno di qui anche nel parlare e la lingua nostra se la sta dimenticando" pag. 136
(Grazia)"..la Pampa è come un Campidano che no se acaba" pag. 148
"Sette barcas in mare", la ninna nanna sarda, pag. 34, "In su portale e domu", pag. 57, "Nugoresos fachide grande festa", la canzone sui banditi, pag. 198
passim
la pace
"Nemico non mi è lui ma chi mi critica. Ci siamo capiti con una mirada." pag. 66 sg
".. e pensando che possono avere ammazzato altri nemici buoni come a lui mi viene da sputare sulle medaglie. Che onore ha un uomo a uccidere un altro uomo che non conosce e che non gli ha fatto niente?" pag. 99 sg.
Mario Perrotta dal 2002 si dedica a tempo pieno alla raccolta di testimonianze orali degli ex-emigranti salentini e, più in generale, italiani, registrando oltre 150 ore di racconti straordinari presentati in spettacoli e trasmissioni radiofoniche, quasi un poema popolare.
Questo testo ne raccoglie alcuni: a partire dal punto di vista di un bambino, descrive gli emigranti italiani che in treno risalivano l'Italia per andare a lavorare al nord della penisola e dell'Europa. Il giovane protagonista, ha solo dieci anni, ogni mese viaggia da solo fino a Bergamo, dal padre. Per il bambino è un gioco lungo e divertente, ascolta le storie degli emigranti, racconta le sue piccole bugie, ma il suo viaggio diventa l'occasione per parlare di un fenomeno che gli italiani dimenticano con troppa facilità.
È un testo che raccoglie scritti di tipo e qualità differenti. Risulta prezioso per il panorama ampio che offre sulla realtà dell'immigrazione a Torino, ma soprattutto per la varietà di lingue che lo intessono, a volte riportate nella scrittura a mano originale fornendo così anche un particolare e gradevole effetto grafico.
Vi si alternano scritti in lingue minoritarie esistenti in Italia a ribadire la felice pluralità della nostra nazione, molteplicità preesistente all'arrivo di nuovi cittadini da ogni parte del mondo. Ne citiamo solo due: Der wunderbare mundo des Europantide, e già il titolo dà conto di un sapiente gioco linguistico, e Nonnopeppe. Il viaggio, la guerra, la musica, la terra (e l'acqua soprattutto), il ricordo del nonno scritto da un italiano rientrato dalla Libia dopo il colpo di stato del '70, sottolinea l'andamento tortuoso di un viaggio 'umanamente intricato', dalle Marche alla Libia, con l'organetto diatonico simbolo quasi della nostra emigrazione, poi di nuovo all'Italia, sempre e solo per cercare una buona terra da coltivare.
Il breve romanzo è presentato nella trasmissione radiofonica Cammei della Rai regionale l'8 maggio 2009.
Con questo testo l'autrice si rivolge ai ragazzi, dai 10 anni. È raccontato da una bambina che si trasferisce con la famiglia dal sud al nord d’Italia, dalla Sicilia a Bologna, negli anni Cinquanta delle migrazioni interne. La curiosità e l’ingenuità della giovane protagonista rappresentano la molla del racconto, che ha il pregio di ricordare un momento importante della storia italiana. Da notare come alcuni meccanismi descritti si ripropongono anche oggi con gli immigrati che da tutto il mondo vengono in Italia, a dimostrazione che il “diverso” anche se dello stesso paese, è concepito come tale e respinto in tutte le epoche e situazioni. La protagonista non sa di essere un'emigrata, non sa di essere una «terrona», lo scopre soltanto quando a scuola una compagna glielo chiede con un po' di cattiveria.
Il breve romanzo, accompagnato da illustrazioni, ha anche il merito di descrivere la diversità interna allo stesso paese, in cui la bambina si stupisce di abitudini e tradizioni che al sud non aveva mai visto (come ad esempio l’albero di natale) e che testimoniamo la ricchezza culturale di un paese relativamente piccolo come l’Italia ma per molti aspetti così eterogeneo.
Negli anni '30 del secolo scorso si afferma la presenza di autori italoamericani nella letteratura degli Stati Uniti.
Non si tratta più di un resoconto autobiografico di immigrati, ma di persone che ormai fanno parte dello stato. Sette di loro sono di seconda generazione e vivono in realtà americane estremamente diverse, dove l'elemento italiano immigrato ha peso e relazioni sociali differenti, alcuni invece sono nati in Italia e hanno un embrione di cultura italiana. In tutti questi racconti però si nota uno sguardo delle nuove generazioni americane verso la generazione dei padri italiani migranti e la percezione dell'inizio di una nuova era per la loro famiglia e la comunità italiana a cui appartengono.
Questo testo raccoglie dieci racconti selezionati da Francesco Durante, curatore della collana, troviamo autori molto noti da John Fante a Pietro Di Donato ed altri che meritano di essere conosciuti, per il valore storico o sociologico dei loro scritti, ma anche per le qualità letterarie.
Questo breve libro è un insieme prezioso di racconti che si intrecciano. la vita attuale di un abitante di Montevideo, la sua infanzia con lo zio pescatore, i racconti di questo e la vita di lui a Marina di Camerota, il viaggio a Marina del protagonista sui luoghi conosciuti da quei lontani resoconti, la voce di Virgilio, il suo Palinuro. Luoghi e fatti ripresi in più dimensioni ed in profondità: capo Palinuro è quello reale, quello narrato da Virgilio, quello della tempesta che ha travolto l'imbarcazione dello zio salvata dai fuochi di Sant'Elmo.
L'intreccio che ne fa un tessuto unico viene esplicitato fitto fitto da un continuo cambiamento dell'io narrante.
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