Proposte dal mondo

Viaggio in Marocco. Taccuino illustrato di un avventuriero del '500

Autore: 
Editore: 
Sinnos
Luogo di edizione: 
Roma
Anno: 
2011
Presentazione: 

Cristiano Spila è curatore del testo di Leone Africano, Viaggio in Marocco, taccuino illustrato di un avventuriero del '500. Il Marocco e la città di Fez del ‘500 riprendono vita davanti ai nostri occhi grazie alle splendide immagini che ne riproducono gli scorci e le atmosfere – la magia delle sue case, le fontane, le vie del suk, gli hamam, le osterie, le moschee – e al racconto suggestivo di Leone Africano, scrittore arabo giunto come schiavo alla corte del Papa nel 1517. Un prezioso volume, che richiama i “taccuini da viaggio” dei grandi viaggiatori, dedicato al primo scrittore migrante di lingua italiana.

Le isole degli schiavi

Editore: 
Iperborea
Luogo di edizione: 
Milano
Anno: 
2009
Traduttore: 
Maria Valeria D’Avino
Recensione: 

Questo è il terzo volume della “Trilogia degli schiavi”: ne “La costa degli schiavi” Hansen raccontava di migliaia di esseri umani fatti prigionieri per essere venduti, ne “Le navi degli schiavi” la terribile traversata dell'Atlantico, qui ricostruisce la terribile condizione nelle piantagioni di canna da zucchero nell'arco di due secoli.
Siamo nelle Isole Vergini, nel mar dei Caraibi, a est di Portorico, possedimenti danesi fino al 1917 quando furono vendute agli USA, ora nota meta turistica e paradiso fiscale.
Occupate e colonizzate dai danesi nella seconda metà del 1600, vi fiorì poco per volta un'economia che arricchì non solo i piantatori locali, ma anche la madrepatria che nel 1700 raffinava ed esportava lo zucchero in tutto il mondo. Alla base di queste ricchezze era il lavoro degli schiavi, continuamente importati dall'Africa, rapiti, trasportati, venduti e trattati come bestiame da lavoro.
È un classico esempio di quella triangolazione economica basata sulla schiavitù che ha reso ricchi molti paesi europei.
La piccola Danimarca non ne è stata estranea e si è tenute ben care isole e schiavismo fino a quando, alla metà dell'800, la barbabietola da zucchero non è entrata in concorrenza con la sua produzione di canna. Quando le isole non sono state più economicamente vantaggiose ha cercato di venderle, specie dopo che l'abolizione della schiavitù è diventata effettiva. La Danimarca infatti si è vantata di avere abolito per prima la schiavitù, in realtà l'ha fatto solo sulla carta concedendo ai suoi piantatori di 'approvvigionarsi' di schiavi ancora per dieci anni in modo da far fronte alla riduzione della forza lavoro dovuta ad una eccessiva mortalità.
Questi in estrema sintesi i fatti minuziosamente narrati, ma il libro di Hansen disegna spazi, ambienti culturali e sociali, psicologie. Illumina un paesaggio ricercandolo nelle rovine del presente: i resti dei forti, delle piantagioni, del mulino e del locale bollitura, delle scuole, i tramonti sulla piana fertile, i porti. È caldo di figure indimenticabili, dagli avventurieri europei ai grandi capi delle drammatiche rivolte che nei secoli si sono succedute. I pietisti che vennero dalla Danimarca per evangelizzare e hanno così mantenuto gli schiavi sotto più stretto controllo; i capi delle grandi rivolte, Kong Juni che ancora ricordava il suo passato africano di re, il Generale Buddo che cercava di ottenere la libertà senza usare la violenza; il discusso Governatore Peter Von Scholten che aveva istituito le scuole per i figli degli schiavi e infine concesso nel 1848 la libertà.; e altri, molti altri.
“Le isole degli schiavi” ricostruisce la storia e si legge come un romanzo.

Autore della recensione: 
Maria Rosa Mura

I demoni del deserto

Autore: 
Editore: 
nottetempo
Luogo di edizione: 
Roma
Anno: 
2011
Presentazione: 

A partire da un fatto realmente accaduto, il terremoto che distrusse nel 2003 Bam, città iraniana caratterizzata da una antica fortezza, si snodano le vicende di un nonno e della sua giovane nipote, unici sopravvissuti della numerosa famiglia. La ragazzina, autistica, si caratterizza per una bellezza fuori dal comune, che la farà precipitare nel traffico di giovani donne destinate a soddisfare ricchi e oscuri personaggi. Un testo che, per la condizione difficoltosa in cui si trovano i protagonisti e per il rapporto, non facile all'inizio tra nonno e nipote, ci ricorda Terra e cenere, il romanzo di Atiq Rahimi, scrittore afghano emigrato in Francia (http://www.ilgiocodeglispecchi.org/libri/scheda/terra-e-cenere).

La città nello specchio

Autore: 
Editore: 
Zandonai
Luogo di edizione: 
Rovereto
Anno: 
2010
Traduttore: 
Silvio Ferrari
Recensione: 

È un libro di memorie e di atmosfere, da cui emerge a tessere di mosaico l'immagine di una famiglia con tutte le sue ramificazioni (“ho già versato una discreta quantità di cenere in questa enorme urna di famiglia”) e insieme di una lunga epoca storica. Non c'è un racconto avventuroso, una storia d'amore avvincente, un mistero da chiarire, ma non si riesce a staccarsi da queste pagine di grande letteratura, fitte anche di continue riflessioni sulla scrittura, sulle sue modalità espressive, sul suo significato.
Un io narrante riflette continuamente, interrompe il ritmo e le vicende, offre il ricordo di una infanzia in campagna, del piccolo villaggio di L., della locanda di Trebinje, dello splendore di Dubrovnik, del vecchio treno che vi arriva. Lo si segue poi adolescente e giovane nei suoi studi, nei tentativi letterari, negli amori, in altri luoghi e città, a N. in Montenegro, a Belgrado, a Klek in Voivodina. Si intravvedono le sue attività di adulto e la sua opera di letterato.
C'è la grande storia che riaffiora attraverso le vicende personali, le stratificazioni nel tempo e le mescolanze di popolazioni sul territorio, le guerre e il dissolvimento dell'impero austroungarico, le vicende che portano alla costituzione della repubblica jugoslava e ad una organizzazione socialista. Su tutto predomina la fotografia di tre generazioni di una famiglia, il nonno Mato che finirà la sua esistenza in campo di concentramento, gli amati nonni materni, nonna Jelica e le sue lunghe storie, nonno Tomo, la loro casa e il loro villaggio punto di riferimento ancora per il giovane adulto. La visione si allarga a vari zii e zie di quelle numerose famiglie. Al centro il rapporto intenso con la madre, donna forte e ammirevole e una figura particolare, importante e fuori del comune: il padre.
L'autore lo dice espressamente: il tema che sto trattando è il mio luogo natio. Per questo hanno tanta importanza le case in cui ha vissuto, specie da bambino, quella pietra che gocciola acqua, la pietra che piange, vicino alla casa dei nonni, la casa da cui si è stati allontanati e che si va a rivedere, quasi in pellegrinaggio, dopo anni di una vita in città difficile da sopportare.
Il tema però che scorre sotterraneo nelle storie di queste vite, che si consumano ognuna chiusa nel proprio destino, è quello della transitorietà e della morte.
Bellissima e luminosa l'immagine della giovane sposa che fugge per le strade di Dubrovnik, bellezza che si accende nel volo mortale di una cometa che precipita verso il mare nella sua maestosità: “ciò che aveva in mente la sposa riuscì a realizzarlo con suprema eleganza: si staccò dalla roccia e prese il volo come un enorme gabbiano, come l'angelo nel racconto della bisnonna Petruša.”
Questo libro di famiglia si chiude con un episodio di grande intensità emotiva, la visita del giovane protagonista al padre, ricoverato in sanatorio. Entrambi sanno che si vedono per l'ultima volta. “Il tempo stava ormai scadendo, tutto era passato, anche questa giornata volgeva al termine; il sole scivolava dietro gli alberi in lontananza, lo splendore del tramonto resistette ancora un poco, poi anche gli ultimi raggi si spensero, e in breve le ombre svanirono nel silenzio del crepuscolo; sarebbe lentamente scesa la notte, trasformando quell'angolo sperduto di mondo in cui era relegato mio padre in una fortezza delle tenebre.”

Autore della recensione: 
Maria Rosa Mura

Monnè, oltraggi e provocazioni

Autore: 
Editore: 
Epoché
Luogo di edizione: 
Milano
Anno: 
2005
Traduttore: 
Egi Volterrani e allievi progetto SETL 2004
Presentazione: 

Un testo che racconta, dal punto di vista degli africani, il periodo coloniale, con una accurata ricostruzione di ambiente, tradizioni e personaggi. Keita, re di Soba, è convinto che basteranno la protezione degli avi e di Allah, per difendere dagli invasori la sua capitale, ma grazie a questa convinzione i 'Nazareni' occupano il suo regno senza nemmeno combattere e lo sottomettono alla loro autorità lasciandogli solo l'apparenza del potere. Egli è libero di muoversi e di praticare la sua religione e le sue usanze, ma ogni venerdì deve 'salire' in visita dai bianchi e aderire alle loro richieste. Viene coinvolto nella costruzione della ferrovia, che ai suoi occhi è un grande regalo fatto a lui personalmente, ma che in realtà è la rovina per la sua popolazione ridotta ai lavori forzati. Solo in tarda età, dopo che i suoi uomini sono anche stati arruolati per le guerre europee, dopo aver visto succedersi governatori più o meno umani,comprende l'inganno.
Postfazione a cura di Egi Volterrani
con uno scritto di Christine Kourouma

La patria delle visioni celesti e altri racconti del deserto

Autore: 
Editore: 
e/o
Luogo di edizione: 
Roma
Anno: 
2007
Traduttore: 
M. Avino e I. Camera d'Afflitto
Presentazione: 

I racconti dello scrittore di origine libiche riescono a riprodurre quasi visivamente le atmosfere del deserto, i colori, le abitudini e non ultime le difficoltà dei popoli che lì vivono e che spesso lo combattono. La Libia, terra da cui l'autore è emigrato ma dove spesso fa ritorno, fa da sfondo ai racconti, sia da un punto di vista geografico che storico, visti i rapporti coloniali con l'Italia a cui in alcuni racconti si fa riferimento.

Amore in esilio

Autore: 
Editore: 
Ilisso
Luogo di edizione: 
Nuoro
Anno: 
2008
Traduttore: 
Paola Viviani
Presentazione: 

Un giornalista egiziano viene allontanato dalla sua città, Il Cairo, e ora si trova in esilio al nord, in Europa, anche lì emarginato, un allontanamento utile in fondo per riflettere sui suoi ideali di nasseriano ormai sconfitto, sul suo lavoro, sui rapporti con i colleghi e con la moglie da cui ha divorziato.
La politica continua ad irrompere nella sua vita personale: le divergenze di opinioni sono state la causa del suo divorzio, la conferenza sulla violazione dei diritti umani in Cile da parte di Pinochet gli fa incontrare un nuovo coinvolgente amore, la strage di Sabra e Chatila irrompe nell'intimità della coppia e devia ancora il corso delle loro esistenze.
È il romanzo di chi - viva nei paesi arabi o in Europa - ama il proprio paese e cerca di vivere da cittadino, seguendo degli ideali, anche quando rischia la sconfitta.

Paola Viviani, oltre alla traduzione, ha curato anche una postfazione

Le lacrime della giraffa

Editore: 
TEA,9a edizione
Luogo di edizione: 
Milano
Anno: 
2009
Traduttore: 
Stefania Bertola
Presentazione: 

Un libro che si legge facile, storia scorrevole, lingua semplice con solo lievi ironie, personaggi accattivanti, a partire dalla signora Ramotswe, la quarantenne detective di grande intuito, buon cuore e “corporatura tradizionale”.
Una storia con forte senso morale, e per ambiente una splendida Africa non solo nei suoi colori, nei paesaggi, nelle sue piante, nella sua sabbia rossa. È anche l'Africa che perde la lotta con la siccità e le formiche, ma soprattutto è un microcosmo dove nessuno è solo, dove si vive costantemente la comune umanità.
“La signora Ramotswe trovava difficile immaginare come sarebbe stato non avere parenti”, non riesce a capire i bianchi che non sentono la mancanza della famiglia, che sono contenti di essere solo loro. “Dovevano essere così soli, come astronauti nello spazio, persi nell'oscurità e senza neanche la cordicella argentata che legava gli astronauti al grembo metallico da cui ricevevano ossigeno e calore.”

Notturno cileno

Editore: 
Sellerio
Luogo di edizione: 
Palermo
Anno: 
2003
Traduttore: 
Angelo Morino
Presentazione: 

Questo testo è un lungo monologo di un vecchio febbricitante: il sacerdote cileno Sebastiàn Urrutia Lacroix, membro dell'Opus Dei, critico letterario e poeta. Nelle sue parole, un incantesimo affabulatore, passa la storia letteraria contemporanea del paese e la storia politica vista con gli occhi di un uomo mediocre che simpatizza per il dittatore fascista (“Il mondo dell'estrema destra è un mondo smisurato e interessante di per sé”, dice l'autore). A guardarli da vicino alcuni personaggi sono riconoscibili anche se sotto nomi diversi, altri appaiono con il loro nome, da Neruda a Pinochet. Se vengono raccontati cinquant'anni di storia cilena, nei fatti storici come nella realtà della cronaca, ad esempio gli incontri letterari in una villa dei dintorni di Santiago dove venivano anche interrogati e torturati i dissidenti, non si può dire che questo 'notturno' sia esclusivamente cileno. Rappresenta invece altri luoghi ed altri tempi in cui lavorano coppie come Odeim e Oido (Miedo-Paura e Odio) e la 'notte' ha preso il sopravvento sull'umanità.

In aggiunta "Sudamericani perduti nel mondo", nota del traduttore Angelo Morino sulla vita e l'opera di Bolaño.

Il collare e il bracciale

Editore: 
Mesogea
Luogo di edizione: 
Messina
Anno: 
2000
Traduttore: 
Patrizia Zanelli
Presentazione: 

Racconta la storia di una famiglia di Karnak all'epoca della dominazione inglese. Il figlio è emigrato quando ancora era un bambino per lavorare nei campi militari, prima in Sudan poi in Palestina, dove si sposa, per tornare infine al villaggio dopo molti anni. Nel frattempo il padre è morto, la sorella ha concluso un matrimonio infelice e 'il fiume della vita continua a scorrere' tra superstizioni, tabù, dissidi tra famiglie e amori.
Ambientato tra la seconda guerra mondiale e gli anni cinquanta, mette in evidenza la stratificazione storica delle civiltà nel villaggio che si stende all'ombra degli antichi monumenti dei Faraoni.
Scritto nel 1975 è il primo romanzo dello scrittore, assai ricco perché sfrutta lingua classica e lingua familiare, muovendosi tra realismo e fantasia.
Nel 1986 in Egitto ne è stato tratto un film.
Lunga illuminante postfazione della traduttrice Patrizia Zanelli.

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