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Documentario

Mineo Housing

Regia: 
Cinzia Castanía
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2012
Durata: 
60'
Locandina: 
Sinossi: 

In mezzo a una distesa di agrumeti, nel cuore della Sicilia, a ridosso di una statale vagano sull'asfalto dei giovani immigrati. Costeggiano lunghe recinzioni oltre le quali si disegnano infilate di villette dai colori pastello, sembrano finte. Un nuovissimo Centro di Accoglienza nato sull’onda di una emergenza improvvisa. Un residence a 5 stelle, ex residenza dei militari Usa della base NATO di Sigonella. Il paese più vicino è Mineo 4.000 abitanti, molti dei quali sono stati emigranti, mostrano comprensione, criticano chi li rifiuta, ma si chiedono cosa ci fanno lì.
Il sindaco racconta come il nostro governo ha deciso di isolare circa 2000 stranieri, dell’assurdità di quel recinto. Gli fa eco un tunisino, lucido e consapevole di essere prigioniero, del nulla che ha intorno.
A poco a poco, si mette a fuoco un filo spinato, la mancanza di servizi, l'incapacità della politica di costruire un sistema di accoglienza libero da interessi economici.
Gli immigrati con le loro riflessioni, la loro sete di comunicazione, di libertà negata per mesi, nell’attesa estenuante di una commissione che accolga le loro richieste e che li liberi da quello stato di sospensione, di non-vita, per riavere il loro tempo.

Mare deserto

Regia: 
Emilano Bos e Paul Nicol
Paese di produzione: 
Svizzera
Anno: 
2012
Durata: 
53'
Locandina: 
Sinossi: 

Mare Deserto è stato trasmesso a Strasburgo nella sede del Consiglio d’Europa che ora indaga sulle responsabilità per i profughi abbandonati nel Mediterraneo durante la guerra in Libia. Si tratta di un'inchiesta della televisione Svizzera Italiana che, attraverso testimonianze e documenti, ricostruisce l'incidente avvenuto a fine marzo 2011, quando 72 migranti partirono da Tripoli su un gommone e, finito il carburante, andarono alla deriva. Malgrado l’allarme della Guardia costiera italiana, vennero lasciati senza acqua e viveri per due settimane nel Canale di Sicilia, mentre il Mediterraneo era solcato da numerose navi militari della Nato e dopo che un elicottero militare aveva gettato loro bottiglie d’acqua e un po’ di biscotti. Per poi andarsene e non tornare. Nessuno prestò soccorso ai profughi, provocando la morte di 63 persone.
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Il documentario viene proiettato il 19 febbraio alle 20.30, al cinema Astra, corso Buonarroti 16, Trento, in collaborazione con Amnesty International, Gruppo Italia 150, Trento.
Interviene il regista Emiliano Bos.

Manoorè

Regia: 
Daria Menegozzi
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2005
Durata: 
54
Locandina: 
Sinossi: 

Presentato a Torino nella sezione concorso “Doc 2005”, “Manoorè” di Daria Menogozzi è un documentario sul lavoro nell’epoca della globalizzazione attraverso la voce di tre donne sindacaliste Awa, Rita e Catherine provenienti dal Senegal, dal Brasile e dalla Malesya. Queste tre donne si sono incontrate all’OIL, l’Organizzazione Internazionale del lavoro, che ha sede a Torino, dove esponenti del mondo del lavoro, provenienti dai paesi investiti maggiormente dal processo di globalizzazione, si confrontano e discutono. Attraverso la storia di queste tre donne, giunte a Torino per studiare i problemi e le sfide che la globalizzazione pone al mondo del lavoro, il documentario riflette sugli esiti drammatici e sulle conseguenze tragiche che ha la globalizzazione, soprattutto, nei paesi del Sud del Mondo.
Le storie di queste tre donne sono il punto di partenza ed il nucleo del film: le vediamo all’opera nei loro paesi, nelle loro famiglie, nelle sedi dei sindacati, nelle fabbriche, per raccontarci la loro esperienza professionale e la loro vita privata. Si parla di precarietà e diritti del lavoro, di protezione sociale e di povertà femminile. Emerge la forte necessità di superare un sistema economico, sociale e politico basato sullo sfruttamento e sulla discriminazione e di proporre un nuovo concetto di globalizzazione basato su diritti e regole internazionali in modo tale che questi diventino la priorità per tutti i paesi del mondo sostituendo le priorità legate al mercato e al business.
“Manoorè” è un documentario che dà voce a chi ha sta vivendo e subendo una globalizzazione che non ha deciso e scelto. L’autrice ha dichiarato: «Manooré, in lingua woolof significa “le tue grandi capacità”. Awa, Rita e Catherine sono 3 donne sindacaliste e sono le 3 protagoniste del film. Le donne, da sempre considerate erroneamente l’anello debole della catena economica e sociale, si battono, si organizzano, si coalizzano, partendo da tutte le latitudini. Lottano per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che oggi, al tempo della globalizzazione, sono più che mai annullati»
Tratto da http://www.nonsolocinema.com/Manoore-di-Daria-Menegozzi.html, di Giovanni Santoro

La nave dolce

Regia: 
Daniele Vicari
Paese di produzione: 
Italia Albania
Anno: 
2012
Durata: 
90
Locandina: 
Sinossi: 

Fu il primo grande sbarco di stranieri in Italia. Non profughi o migranti, ma esseri umani in cerca di un futuro migliore o curiosi di una terra divisa da un breve braccio di mare dalla loro. È la vicenda della nave Vlora, arrivata a Bari l’8 agosto 1991, raccontata da Daniele Vicari nell’ottimo documentario “La nave dolce”. Un film costruito intervistando al giorno d’oggi alcuni dei protagonisti di quelle giornate e con tanti materiali d’archivio, soprattutto riprese dei cameraman delle tv locali pugliesi. Quelli furono pochi giorni che segnarono la fine dell’età dell’innocenza del nostro Paese per ciò che riguarda l’immigrazione. Non era il primo sbarco massiccio di stranieri e c’erano già stati parecchi viaggi della speranza finiti male, per terra o nelle acque del Mediterraneo. In quelle giornate d’agosto avvennero però fatti nuovi. L’Italia si trovò impreparata e divisa tra l’accoglienza (del Comune di Bari, di molti cittadini) e la durezza (stringe lo stomaco e fa vergognare il comportamento del Presidente Cossiga in visita in Puglia). Alla fine, dopo giornate di passione, di sofferenze, sogni andati in fumo, scorribande di criminali, fughe rocambolesche, gran parte di coloro che avevano tentato l’avventura in Italia furono rimpatriati con la forza.
Vicari parte dal mercantile che attraccò a Durazzo carico di zucchero proveniente da Cuba e che venne assaltato dalla folla. L’imbarcazione stipata all’inverosimile, senza cibo e senza acqua, fu costretta a prendere il largo verso l’Italia, per approdare, con il motore principale in avaria, al porto di Bari. Seguono le scene rimaste nell’immaginario per le foto (anche di Luca Turi, tra i testimoni del film) e le immagini di persone che si buttavano dai parapetti. Riuniti sul molo, i circa 20.000 albanesi (un numero preciso non esiste) furono trasferiti (chi non riuscì a scappare e far perdere le proprie tracce) nello stadio San Nicola e là rinchiusi in uno stato d’emergenza.
Vicari alterna le immagini di allora alle interviste al giorno d’oggi, utilizzando l’accorgimento di filmare tutti davanti a uno sfondo bianco e non spiegare chi siano: la loro storia e il loro ruolo allora emerge dal racconto, che si tratti di un ragazzino albanese, di un assessore comunale o di un ispettore di polizia. Tra loro spiccano Kledi Kadiu, allora giovane studente di danza e ora volto noto della televisione che fu rimpatriato e riuscì a tornare in Italia pochi anni più tardi, e il regista Robert Budina.
Un film che racconta della transizione dell’Albania ma anche molto dell’Italia: fa sorridere, commuovere e indignare. Il regista collega quei fatti all’oggi ma senza inutili moralismi e sottolineature. Un documentario forte, solido, avvincente e da vedere, che ci aiuta a rimettere insieme tasselli di memoria e riflettere su chi siamo e come ci poniamo rispetto agli stranieri che arrivano.
Da http://www.balcanicaucaso.org/aree/Albania/La-nave-dolce-125872

Adisa o la storia dei mille anni

Regia: 
Massimo Domenico D'Orzi
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2004
Durata: 
80
Locandina: 
Sinossi: 

Adisa è una bambina ma fa parte di quel popolo dei rom ancora oggi misterioso e sconosciuto ai più.
Il documentario, nato per documentare la vita, la storia, la cultura del popolo rom all'interno delle comunità della Bosnia Erzegovina, un paese in cui le ferite della guerra sono ancora aperte, riesce a cogliere la dimensione più profonda e misteriosa che è la vera essenza di quel popolo e della sua cultura, lasciando ai rom il diritto di testimoniare la propria presenza nella Storia.

Solo silenzio

Regia: 
Massimo Manincor, Sara Perugini, Luigi Tonezzer
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2006
Durata: 
15
Sinossi: 

“Il cinema è molto importante per noi. Significa essere vivi”: Razi e Sohelia Mohebi hanno una piccola casa di produzione cinematografica in Afghanistan. Non è facile, nei loro lavori, parlare della vita e delle difficoltà del loro paese: subiscono ripetutamente delle minacce e un giorno Razi viene addirittura rapito e picchiato. Durante la realizzazione di un film-documentario sull’uccisione di tre giornaliste arrivano in Italia, ospiti del Religion Today Filmfestival. È la loro fortuna: in quei giorni la loro casa di produzione viene chiusa ed essendo troppo pericoloso ritornare in Afghanistan, si trovano a dover ricominciare una nuova vita a Trento.

I nostri anni migliori

Regia: 
Matteo Calore e Stefano Collizzolli
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2011
Durata: 
45 minuti
Locandina: 
Sinossi: 

Nel racconto di cinque ragazzi tunisini, incontrati a Manduria, Mineo e Palazzo San Gervasio, un’intera vita soffocata sotto il regime di Ben Ali, la rivoluzione inaspettata e dirompente che l’ha messo in fuga. Poi la possibilità di partire, per alcuni a lungo sognata e per altri solo improvvisata.
Gli anni migliori sono i loro: quelli di una generazione di giovani cui per troppo tempo è stata negata la libertà, e che hanno deciso di provare a prendersela fino in fondo.
http://inostriannimigliori.wordpress.com/

La vita che non CIE

Regia: 
Alexandra D'Onofrio
Paese di produzione: 
Italia-Fortress Europe
Anno: 
2012
Durata: 
20+18+15
Locandina: 
Sinossi: 

Un bambino di cinque anni che si ostina a chiedere alla mamma dov'è finito papà e perché non torna più a casa. Le mani di un ragazzo innamorato che tremano scosse dalla rabbia in una gabbia, un attimo prima della rivolta. E il limbo di un uomo che da ex prigioniero si prende cura degli amici ancora dietro le sbarre, contando i giorni che mancano alla loro uscita. Sono le storie di Kabbour, Nizar e Abderrahim. Tre nomi per raccontare le vite che stanno dietro alle statistiche della macchina delle espulsioni. Così la regista Alexandra D'Onofrio prova a ribaltare l'estetica della frontiera. Affinché i numeri del Viminale tornino a essere uomini e donne in carne e ossa. Con una storia che va oltre il Cie, che ha un prima e un dopo, un dentro e un fuori la gabbia. E con un dato universale, che sia l'amore, la paternità o la solitudine, in cui tutti noi ci possiamo identificare per avere la certezza che nel 2012 viaggiare non è e non può essere un reato.
Dal sito http://fortresseurope.blogspot.it/2012/03/tre-corti-sui-centri-di-identi...

Benvenuti in Italia

Regia: 
Dagmawi Yimer
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2012
Durata: 
60'
Locandina: 
Sinossi: 

Aluk Amiri, rifugiato afghano giunto in Italia all'età di quindici anni, racconta i tormenti del giovane Nasir, suo alter ego, nel giorno del suo diciottesimo compleanno in una casa famiglia di Venezia. Zakaria Mohamed Ali, costretto a lasciare Mogadiscio dopo l'omicidio del suo maestro di giornalismo e di altri colleghi, dà voce ai sogni di gloria di Dadir, campione di calcio affermato nel suo paese e oggi costretto a viaggiare senza biglietto da Milano a Roma per giocare con la ‘nazionale somala di Roma'. Hevi Dilara, rifugiata curda, racconta lo spaesamento di una giovane famiglia appena sbarcata in un centro di prima accoglienza di Ercolano. Il burkinabé Hamed Dera riprende l'attività e gli ospiti della pensione “chez Margherita”, punto di riferimento della comunità burkinabé a Napoli, prima della sua imminente chiusura. Il filmmaker e rifugiato etiope Dagmawi Yimer segue il mediatore culturale e attore senegalese Mohamed Ba mentre rievoca quando, in una bella giornata di sole, uno sconosciuto decide di accoltellarlo davanti alla fermata dell'autobus.
Cinque storie di vita quotidiana ambientate in città molto diverse tra loro, Venezia, Milano, Roma, Portici e Napoli: scenari noti che ospitano volti e sguardi nuovi. Aluk, Hamed, Dag, Hevi e Zakaria hanno seguito un percorso di video formazione promosso dall'Archivio delle memorie migranti, col sostegno di Open Society Foundations e lettera27, e, con questi strumenti, si sono serviti di una telecamera per guardare all'accoglienza da un'altra prospettiva e restituire voce alle memorie migranti.
Cinque cortometraggi scritti, girati e diretti da ragazze e ragazzi immigrati in Italia. Un mosaico di piccole storie accomunate dalla ricerca di uno sguardo interno sulla condizione migrante e, insieme, un ritratto composito dell'Italia e del suo sistema di accoglienza riflesso negli occhi di chi arriva. Benvenuti in Italia è un film documentario in cinque episodi girato a dieci mani, prodotto dall'Archivio delle memorie migranti con il sostegno dell'Open Society Foundations e della Fondazione lettera27, in collaborazione con Asinitas e Circolo Gianni Bosio. Gli autori del film, provengono da mondi lontani tra loro e sono stati selezionati indipendentemente dalla loro esperienza nel campo degli audiovisivi. Molti di loro non avevano mai preso una telecamera in mano. Dopo un percorso di formazione, hanno scelto di ambientare le storie nei diversi contesti del loro arrivo.

Il Futuro del Mondo Passa da Qui - City veins

Regia: 
Andrea Deaglio
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2010
Durata: 
63
Locandina: 
Sinossi: 

Una foto in bianco e nero mostra un fiume ai lati del quale sorge della boscaglia. L'impressione è quella di un posto dominato dalla sola natura, la realtà è tutt'altra. Girato poco fuori Torino, “Il Futuro del Mondo Passa da Qui - City Veins” di Andrea Deaglio, descrive l'intreccio di storie di chi da anni si divide quel pezzo di terra ubicato fuori dal centro, dalla vita di ogni giorno, dal mondo. Un po' discarica di rifiuti, un po' zona per lo spaccio di stupefacenti, la zona è abitata da due diversi nuclei: ci sono i meridionali, giunti tanti anni fa e ormai “educati alla convivenza” e poi ci sono gli “zingari”, definiti dai primi dei “topi che prendono tutto ciò che lasci in giro”. La convivenza sembra impossibile, ma questo è destinato ad essere un problema secondario. In un futuro molto prossimo, quelle terre verranno convertite in parchi naturali e li sorgeranno dei campi da golf, e chi ci si è accampato si vedrà nella condizione di essere sfrattati da una casa che non c'è.
Andrea Deaglio sceglie di raccontare la vita di Roky, Darius e Jasmina, ragazzi rumeni che vivono assieme ad altre cinquecento persone o quella di Reno, trasferitosi li dopo aver perso abitazione e lavoro, attraverso lunghi silenzi e sottotitoli in prima persona, quasi fossero pagine di diari da conservare quando quelle esistenze non avranno più sede li. Come andrà a finire la storia, è impossibile saperlo, ma di certo rimane una testimonianza visiva di una complessa realtà in una zona di confine.

IL FUTURO DEL MONDO PASSA DA QUI è anche un libro ed un osservatorio permanente:
http://www.fmpq.it/

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